Le 121 tesi del nuovo Cluetrain Manifesto tradotte in italiano 2
Le 121 tesi del nuovo Cluetrain Manifesto tradotte in italiano

Sono passati 16 anni dal primo Cluetrain Manifesto. Erano gli albori di un periodo bellissimo, durante il quale abbiamo arricchito Internet fino a farlo diventare la fonte inesauribile di qualunque cosa (informazioni, contenuti, sapere, barzellette, e quant’altro) che è oggi.

Proprio in questi giorni molto difficili per la libertà di espressione, gli stessi autori del Cluetrain Manifesto originario ne hanno pubblicata una versione aggiornata, ma sempre basata sulla tesi originale: i mercati sono conversazioni, e queste conversazioni devono essere più autentiche possibile.

Questo nuovo Manifesto, contenente 121 tesi, qualcuna in più del primo, ci mette in guardia dai pericoli di Internet, ma ci dice anche che la Rete è forse la cosa (utilizzo volutamente questo termine generico, perché non è classificabile come strumento o come oggetto) più bella che potesse capitarci. La versione originale è consultabile sul sito di Cluetrain.

Nello spirito di condivisione che ci dovrebbe contraddistinguere ho voluto tradurle in italiano tutte e 121 per chi non ha molta dimestichezza con l’inglese. Sicuramente verrà una versione ufficiale dopo la mia, ma nel frattempo credo di aver reso l’idea abbastanza bene. Correggetemi pure se ritenete che abbia sbagliato in qualche punto.

Buona lettura, e soprattutto buona riflessione!

1: Internet non è fatto di fili di rame, fibra di vetro, onde radio, o tubi.
2: I dispositivi che usiamo per connetterci a Internet non sono Internet.
3: I vari provider di servizi non sono i proprietari di Internet. Facebook, Google e Amazon non sono i monarchi della Rete, e nemmeno i loro algoritmi. Nessun Governo o Ente Commerciale sulla Terra ha il consenso degli utenti di utilizzare la Rete come un sovrano.
4: Internet è un bene comune di tutti.
5: Tutto il valore di Internet deriva da noi e da ciò che abbiamo costruito con esso.
6: La Rete è di noi, da noi, e per noi.
7: Internet è nostro.
8: Internet non è più materiale della gravità. Entrambe le cose ci tengono uniti.
9: Internet non esiste. Alla base di esso c’è una serie di accordi, che i più smanettoni di noi (lunga vita a loro) chiamano “protocolli”, ma che noi potremmo chiamare, con lo spirito di oggi, “comandamenti”.
10: Il primo di questi è: La tua rete sposterà tutti i pacchetti verso le loro destinazioni senza agevolarli o ritardarli in base a origine, fonte, contenuto o intento.
11: Questo primo comandamento rende Internet aperto a qualunque idea, applicazione, impresa, missione, vizio, e quant’altro.
12: Non abbiamo uno strumento con un fine così generale da quando è stato inventato il linguaggio.
13: Questo vuol dire che Internet non ha un fine specifico. Nè per i social network, nè per i documenti, nè per la pubblicità, nè per il commercio, nè per l’istruzione, nè per il porno, nè per tutto il resto. E’ progettato specificamente per tutte le cose.
14: Ottimizzare Internet per un solo scopo lo de-ottimizza per tutti gli altri.
15: Internet come la gravità attrae tutto indiscriminatamente. Tiene insieme tutte le cose, quelle virtuose come quelle malvagie.
16: Si trovano degli ottimi contenuti su Internet, ma per la barba di Merlino, Internet non è fatto di contenuti.
17: La prima poesia di un adolescente, la rivelazione di un segreto tenuto a lungo, un disegno fatto da una mano paralizzata, il post su un blog in un regime che odia il suono della voce del suo popolo – nessuna di queste persone l’ha fatto con l’intento di creare un contenuto.
18: Abbiamo usato la parola “contenuto” senza virgolette? Ci sentiamo molto sporchi.
19: La Rete non è un mezzo più di quanto lo sia la conversazione.
20: Sulla rete, il mezzo siamo noi. Siamo noi a trasmettere i messaggi. Lo facciamo ogni volta che postiamo o retwittiamo, inviamo un link tramite email, o lo postiamo sui social network.
21: A differenza di un mezzo, voi e io lasciamo un’impronta, e a volte il segno dei denti, sui messaggi che trasmettiamo. Diciamo alle persone perché li stiamo inviando. Ne discutiamo. Aggiungiamo una battuta. Tagliamo una parte che non ci piace. Rendiamo nostri questi messaggi.
22: Ogni volta che trasmettiamo un messaggio tramite la Rete, porta con sè un pezzetto di noi stessi.
23: Trasmettiamo un messaggio attraverso questo “mezzo” solo se lo riteniamo importante in uno degli infiniti modi in cui gli esseri umani tengono a qualcosa.
24: Tenere a qualcosa – e contare qualcosa – è la forza motrice di Internet.
25: Nel 1991, Tim Berners-Lee usò la Rete per creare qualcosa da regalare a tutti noi: il World Wide Web. Grazie.
26: Tim ha creato il Web implementando dei protocolli (riecco quel termine!) che dicono come scrivere una pagina che può collegarsi a qualunque altra pagina senza dover chiedere il permesso a nessuno.
27: Boom. Nel giro di 10 anni sono nate miliardi di pagine sul Web – uno sforzo comune nell’ordine di grandezza di una Guerra Mondiale, e così a fin di bene che il problema più grande era il tag.
28: Il Web è un regno incredibilmente grande, semi-persistente, di oggetti riconoscibili tramite le loro fitte inter-connessioni.
29: Sembra familiare. Ah giusto, è la stessa definizione di mondo.
30: Diversamente dal ondo reale, ogni oggetto e ogni connessione sul Web è stata creata da qualcuno di noi per esprimere un interesse e un’ipotesi su come quei piccoli pezzi si incastrano.
31: Ciascun link postatoda una persona che aveva qualcosa da dire è un atto di altruismo e generosità, che invita i lettori a lasciare la nostra pagina per vedere com’è il mondo agli occhi di un’altra persona.
32: Il Web ricostruisce il mondo in base alla nostra immagine collettiva.
33: E’ importante vedere e fare tesoro dei dialoghi, le amicizie, le migliaia di atti di simpatia, gentilezza, e gioia che possiamo incontrare su Internet.
34: Eppure le parole “frocio” e “negro” vengono dette molto più in Rete che fuori.
35: Demonizzare “loro” – le persone con aspetto, lingua, opinioni, appartenenze e altre classificazioni che non comprendiamo, non ci piacciono o non tolleriamo – è più grave che mai su Internet.
36: Le donne in Arabia Saudita non possono guidare? Nel frattempo, la metà di noi non può dire qualcosa in Rete senza guardarsi alle spalle.
37: L’odio è presente sulla Rete perché è presente nel mondo, ma la Rete rende più semplice esprimerlo e ascoltarlo.
38: Soluzione: se avessimo una soluzione, non vi faremmo sorbire tutte queste cacchio di tesi.
39: Si può dire questo: l’odio non ha dato vita alla Rete, ma in cambio limita la Rete e anche noi.
40: Almeno riconosciamo i valori intrinsechi della Rete. I valori umani.
41: Vista dall’esterno la Rete è solo tecnologia. Ma è popolata da creature che si accendono quando tengono a qualcosa: le loro vite, i loro amici, il mondo che condividiamo.
42: La Rete ci offre un luogo comune dove essere noi stessi, insieme ad altri che sono felici nell’essere diversi.
43: Nessuno è proprietario di quel luogo. Tutti possono usarlo. Chiunque può migliorarlo.
44: Ecco cos’è Internet aperto. Sono state combattute guerre per molto meno.
45: Il mondo ci si presenta davanti come un buffet, ma noi mangiamo comunque la solita bistecca con patate, agnello e hummus, pesce e riso, e quant’altro.
46: In parte lo facciamo perché la conversazione richiede un elemento in comune: linguaggio, interessi, norme, comprensione. Senza questi, è difficile o addirittura impossibile portare avanti un dialogo.
47: Gli elementi in comune creano tribù. La superficie della Terra teneva a distanza le tribù, permettendo loro di sviluppare molte diversità. Che bello! Le tribù hanno creato “Noi contro Loro” e la guerra. Che bello? Mica tanto.
48: Su Internet, la distanza tra le tribù inizia da zero.
49: A quanto pare sapersi trovare interessanti a vicenda non è facile quanto sembra.
50: E’ un ostacolo che possiamo superare essendo aperti, comprensivi, e pazienti. Ce la possiamo fare! Siamo i numeri 1!
51: Essere ospitali: ecco un valore che la Rete deve imparare dalle migliori culture del mondo reale.
52: La prima volta avevamo ragione: i mercati sono conversazioni.
53: La tua azienda che costringe qualcuno a fare l’imbonitore per un prodotto (di cui non vogliamo sentir parlare) non è una conversazione.
54: Se vorremo sapere la verità sui tuoi prodotti, la scopriremo parlando tra noi.
55: Ci rendiamo conto che queste conversazioni siano preziosissime per te. Peccato. Sono nostre.
56: Sei il benvenuto se vuoi unirti alla nostra conversazione, ma solo se ci dici per chi lavori, e se sai ragionare con la tua testa.
57: Ogni volta che ci chiamate “consumatori” ci sentiamo come mucche che cercano il significato della parola “carne”.
58: Smettete di scavare nelle nostre vite per estrarre dati che non vi riguardano e che le vostre macchine interpretano in modo sbagliato.
59: Non preoccupatevi: vi diremo noi quando vorremo acquistare qualcosa. A modo nostro. Non a modo vostro. Fidatevi, sarà meglio anche per voi.
60: Le pubblicità che sembrano autentiche ma vengono dall’intestino irritabile del vostro reparto marketing, sporcano il tessuto del Web.
61: Quando personificare qualcosa è inquietante, è un buon segnale che non capite cosa vuol dire essere una persona.
62: Personale è umano. Personificare no.
63: Più le macchine sembrano umane, più scivolano verso un luogo che sembra il teatro degli orrori.
64: Inoltre: per favore smettete di travestire le pubblicità da notizie nella speranza che non ci accorgiamo del piccolo disclaimer che esce dai loro pantaloni.
65: Quando piazzate un “annuncio native”, non solo minate la vostra credibilità, ma anche la credibilità di questo nuovo modo di comunicare e stare insieme.
66: E a proposito, perché non iniziamo a chiamare gli “annunci native” con uno dei loro nomi reali: “product placement”, “advertorial”, o “stramaledettissime notizie finte”?
67: Le aziende che si fanno pubblicità sono andate avanti senza scadere nel grottesco per generazioni. Possono riuscirci anche in Rete.
68: Tutti adoriamo le applicazioni luccicanti, anche quando sono sigillate come una stazione spaziale. Ma se mettiamo insieme tutte le applicazioni chiuse del mondo otteniamo solo una massa di applicazioni una sopra l’altra.
69: Se mettiamo insieme tutte le pagine Web otteniamo un mondo nuovo.
70: Le pagine Web sono fatte per connettere. Le applicazioni per controllare.
71: Spostandoci dal Web a un mondo basato sulle applicazioni, perdiamo le comunità che stavamo costruendo tutti insieme.
72: Nel regno delle App, siamo utilizzatori, non creatori.
73: Ogni nuova pagina rende il Web più grande. Ogni nuovo link lo rende più ricco.
74: Ogni nuova app ci dà qualcosa di nuovo da fare in autobus.
75: Ahia, un colpo basso!
76: Ehi, “Colpo Basso” sarebbe un’ottima app! Sicuramente sarebbe piena di “acquisti in-app”.
77: Le applicazioni non neutrali costruite su una Rete neutrale stanno diventando inevitabili come la forza di attrazione di un buco nero.
78: Se Facebook è la vostra esperienza della Rete, allora avete indossato degli occhiali fabbricati da un’azienda con la responsabilità verso i suoi azionisti di non farveli mai togliere.
79: Google, Amazon, Facebook, Apple sono tutte produttrici di occhiali. La verità più grande che i loro occhiali nascondono: queste aziende vogliono trattenerci proprio come i buchi neri trattengono la luce.
80: Queste singole multinazionali sono pericolose, ma non perché sono malvagie. Molte di esse infatti si impegnano a comportarsi in modo molto civile. Per questo bisognerebbe lodarle.
81: Però beneficiano della gravità dell’essere sociali: l’effetto “rete” si ottiene quando tantissime persone usano qualcosa solo perché la usano tantissime altre persone.
82: Quando non ci sono alternative competitive, dobbiamo essere super-vigili e ricordare a questi Giganti della Valley i valori del web da cui hanno preso ispirazione.
83: E poi dobbiamo onorare il rumore che fa ciascuno di noi quando si allontana con coraggio. E’ qualcosa che può andare dal rombo di un missile che parte allo strappo di una striscia di velcro.
84: Se vogliamo che i governi non si intromettano, dobbiamo fare in modo di non poter chiedere una sorveglianza maggiore quando – e se – dovesse arrivare un attacco.
85: Uno scambio non è equo se non sappiamo cosa offriamo in cambio. Chi ha detto sicurezza in cambio di privacy?
86: Con una probabilità che si avvicina all’assoluta certezza, ci pentiremo di non esserci impegnati maggiormente per tenere i nostri dati lontani dalle mani di Governi e multinazionali.
87: La privacy va rispettata per chi vuole averla. E tutti poniamo il limite a un certo punto.
88: Domanda: quanto pensate ci abbia messo la cultura pre-Web a capire dove porre il limite? Risposta: Da quanto esiste la cultura?
89: Il Web ha superato da pochissimo l’età dell’adolescenza. Siamo all’inizio, non alla fine, delle questioni di privacy.
90: Potremo capire cosa vuol dire privato solo quando capiremo cosa vuol dire essere social. E abbiamo appena iniziato a re-inventarlo.
91: Gli incentivi economici e politici a calarsi i pantaloni sono così forti che faremmo bene a investire in mutande di carta stagnola.
92: Gli hacker ci hanno messi nei guai e gli hacker stessi dovranno tirarcene fuori.
93: Internet è sbalorditivo. Internet è magnifico. Voi siete fantastici. Connetteteci tutti insieme e saremo più follemente meravigliosi di Jennifer Lawrence. E’ una semplice verità.
94: Quindi non sminuiamo quello che la Rete ha fatto negli ultimi vent’anni:
95: C’è tantissima musica in più nel mondo.
96: Ora ci facciamo una cultura personale da soli, con sporadiche tappe verso un cinema per vedere esplosioni e una busta di popcorn.
97: I politici devono spiegare le loro posizioni molto di più rispetto a quando usavano gli elenchi puntati in una pagina sola.
98: Se non si capisce una cosa si può sempre trovare una spiegazione. E una discussione. E un litigio. Non è chiaro quanto sia meraviglioso tutto questo?
99: Volete sapere cosa comprare? L’azienda che produce l’oggetto del desiderio è diventata la peggior fonte di informazioni su di esso. La fonte migliore siamo tutti noi.
100: Volete seguire un corso di alto livello su qualcosa che vi interessa? Cercatelo su Google. E scegliete. Gratis.
101: Sì, Internet non ha risolto tutti i problemi del mondo. Per questo l’Onnipotente ci ha dato un sedere: per farcelo alzare dalla sedia.
102: I detrattori di Internet ci fanno restare sinceri. Però ci piacciono di più quando non fanno gli ingrati.
103: Volevamo dirvi come sistemare Internet in quattro semplici mosse, ma l’unica che ci ricordiamo è l’ultima: il profitto.
Quindi ecco qualche pensiero sparso…
104: Dovremmo supportare gli artisti e creatori che ci portano gioia e ci semplificano la vita.
105: Dovremmo avere il coraggio di chiedere aiuto quando ci serve.
106: La nostra cultura condivide di default mentre le nostre leggi impongono di default il diritto d’autore. Il copyright a volte è giusto, ma nel dubbio, è meglio liberare.
107: Nel contesto sbagliato sono tutti stronzi. (Anche noi, ma lo sapevate già.) Se invitate qualcuno a navigare insieme, postate le regole. Tutti i troll, fuori!
108: Se le conversazioni sul vostro sito vanno male, è colpa vostra.
109: Dovunque stia avvenendo una conversazione, nessuno è obbligato a rispondervi, non importa quanto sia ragionevole la vostra osservazione o quanto sia bello il vostro sorriso.
110: Supportate le aziende che “capiscono” davvero il Web. Le riconoscerete non solo perché parlano come noi, ma perché sono dalla nostra parte.
111: Certo, le app ci danno una bella esperienza. Ma il Web è fatto da link che puntano sempre all’esterno, e ci connettono senza limiti. Per la vita e le idee, la completezza equivale alla morte. Scegliete la vita.
112: La rabbia è come una patente per gli stupidi. Le strade di internet sono già strapiene di patentati.
113: Vivete secondo i valori che volete vedere promossi da Internet.
114: Se state parlando da un po’ di tempo, smettetela. (Anche noi smetteremo molto presto.)
115: Stare insieme: la causa e la soluzione di tutti i problemi.
116: Se ci siamo concentrati sul ruolo delle Persone della Rete – voi e noi – durante il declino di Internet, è perché abbiamo ancora la stessa fede di quando siamo entrati.
117: Noi, le Persone della Rete, non riusciamo a capire quello che possiamo riuscire a fare insieme perché siamo lontanissimi dall’aver capito come stare insieme.
118: Internet ha liberato una forza antichissima – la gravità che ci attrae tutti vicini.
119: La gravità delle connessioni è l’amore.
120: Lunga vita all’Internet libero.
121: Speriamo di avere tutti un nostro Internet da amare.